Tutorial sui Tarocchi

Tutorial sui Tarocchi – Il Bagatto n°1

Una prima descrizione di “carte de trionfi” compare nella lettera che accompagnava un mazzo di carte inviato dal capitano Jacopo Antonio Marcello a Isabella di Lorena, consorte di Renato d’Angiò nel 1449. Il mazzo non è giunto fino a noi, ma allegata alla lettera c’era un trattato in latino di Marziano da Tortona, segretario di Filippo Maria Visconti, duca di Milano. Marziano descrive esplicitamente solo ventiquattro carte del mazzo: sedici carte illustrate con immagini di divinità greche e quattro carte illustrate con Re, ma si può dedurre dal contenuto che con tutta probabilità a esse si aggiungevano un mazzo di carte tradizionali i cui semi erano però rappresentati da uccelli. Nonostante le diversità rispetto al mazzo di tarocchi tradizionali è comunque un esempio dell’evoluzione dei mazzi del periodo. Nel suo trattato Marziano attribuisce l’idea del mazzo al duca Filippo Maria Visconti e la sua illustrazione a Michelino da Besozzo. In base a quest’ultimo punto si può datare il mazzo ad un periodo tra il 1414 e il 1425. I mazzi più antichi ancora esistenti sono stati realizzati per la famiglia Visconti e sono generalmente attribuiti al pittore di corte Bonifacio Bembo. Le carte sono miniate col fondo in foglia d’oro o d’argento e lavori di punzonatura, il loro prezzo non è pervenuto ma era certamente molto alto. Il più antico dei tre è detto Tarocchi Visconti di Modrone (dal nome del ramo cadetto dei Visconti che l’ha posseduto) o anche Cary-Yale (poiché è conservato nella collezione Cary della Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell’Università di Yale). La sua struttura differisce lievemente da quella dei mazzi correnti, ogni seme contiene sei figure di corte (tre maschili e tre femminili) anziché quattro e negli undici trionfi rimasti ce ne sono alcuni non entrati nella tradizione, come tre dedicati a virtù cardinali (fede, speranza e carità). Un secondo mazzo, i Tarocchi Brera-Brambilla, di cui i trionfi rimasti sono solo due (La Ruota della Fortuna e L’Imperatore) viene datato tra il 1442 e il 1445. Il terzo e più completo mazzo, detto Tarocchi Visconti-Sforza, fu realizzato per Francesco Sforza e la moglie Bianca Maria Visconti. Di quest’ultimo sopravvivono diciannove trionfi (mancano Il Diavolo e La Torre), anche se sei di esse (Temperanza, Forza, La Stella, La Luna e Il Mondo) sono carte aggiunte successivamente e dipinte da un altro pittore. Ulteriori frammenti di mazzi sono di origine ferrarese: per esempio i tarocchi detti di Carlo VI conservati alla Bibliothèque nationale de France; quelli detti “di Alessandro Sforza” conservati al Museo di Castello Ursino a Catania; quelli di Ercole I d’Este conservati alla Yale University Library. Il fatto che quasi tutti questi giochi (ed altri più recenti) siano giunti incompleti è evidentemente legato alla fragilità del supporto cartaceo ed alle citate persecuzioni che subirono le carte da gioco (spesso soggette a roghi oppure sciolte nel macero per ricavarne cartapesta da riutilizzare). Questi mazzi e le loro varianti si diffusero nell’Italia settentrionale con diverse interpretazioni illustrative: per esempio, nella versione ferrarese la Luna è rappresentata da uno o due astrologi, mentre in quella viscontea una donna tiene una mezza luna nella mano destra; nei tarocchi ferraresi il Matto è un buffone tormentato da alcuni bambini mentre in quelli lombardi è un mendicante gozzuto (evidente allusione al gozzo, cioè la tipica malattia dei montanari della zona prealpina). A volte i mazzi erano realizzati in occasione di matrimoni signorili ed in tal caso gli emblemi dei due sposi erano dipinti sulla carta dell’Innamorato.

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